FLAUTI E FUNGHI

 

 

Testo, presentazione, traduzione e commentario

dell’inizio del capitolo 2 del Zhuangzi

1a parte

 

di Claude Larre s.j.                                                               Traduzione di: Yvonne Mollard

E.Rochat de la Vallée                                                                                    Gabriella Favale

Istitut Ricci

 

MAESTRO QI DEI SOBBORGHI SUD, APPOGGIATO AL BRACCIOLO IN POSIZIONE DI MEDITAZIONE, LA FACCIA RIVOLTA VERSO IL CIELO, SENZA RESPIRAZIONE PERCETTIBILE, SEMBRAVA DECOMPOSTO COME SE AVESSE PERDUTO IL SUO DOPPIO.

YAN CHENG ZI YOU STAVA IN PIEDI DAVANTI A LUI PER SERVIRLO. EGLI DISSE:

MACCHE’! IL CORPO PUÒ VERAMENTE GIUNGERE A QUESTO STATO DI LEGNO MORTO? IL CUORE PUÒ VERAMENTE ARRIVARE A QUESTO STATO DI CENERE SPENTA?

COLUI CHE ORA È APPOGGIATO AL BRACCIOLO NON PUÒ ESSERE COLUI CHE TESTÈ VI ERA APPOGGIATO!

 

IL SUD

Nan  : il Sud, regioni dove la  vegetazione è esuberante , invade tutto il paese di liane. Il Sud si oppone al Nord, regione dove non c’è vegetazione, perché il Cielo e la Terra non comunicano. Bei  , il Nord, mostra bene questa opposizione dorso a dorso del Cielo e della Terra.

Il capitolo primo del Zhuangzi comincia con il carattere bei () , Nord; esso evoca la regione pelata, l’abisso che si estende al Nord, solitario e ghiacciato. Il capitolo secondo del Zhuangzi, comincia con il carattere nan (), Sud; esso evoca la regione calda, la periferia guo (), Sud, dove si trova un eremita. Non è senza dubbio un caso. Si segnala questo incontro, senza tirare conclusioni.

Nel frattempo, nel capitolo primo, l’uccello Peng, che nasce al Nord, si lanciava verso il lussureggiante Sud. Al capitolo 2, l’eremita del sobborgo sud, ritrova lo stato solitario e ghiacciato dell’estasi, che lo rende simile al legno morto e alla cenere spenta, evocazione dell’inverno, delle qualità inerenti al Nord, alla separazione dei fattori della vita.

 

I MAESTRI (ZI )

I detentori del sapere e del potere che l’accompagna, sono chiamati Zi , Maestri. L’ideogramma Zi  significa anche e soprattutto; bambino, semenza e uovo; esso designa anche il quarto grado della nobiltà (Visconte e più generalmente Sire). Esso designa il primo dei 12 rami terrestri e la prima ora del giorno, dalle 23 all’una del mattino, quando tutto è ancora “nell’uovo”.

Tutti i pensatori e i mistici della Cina antica sono chiamati zi (), è il loro titolo onorifico. Così Laozi, Liezi, Zhuangzi, Mozi, Huainanzi ...Quanto a Confucio, è stato occidentalizzato con Cong Fuzi: Maestro Cong; come Mencius è, l’equivalente occidentale di Meng Zi, Maestro Meng.

I taoisti hanno i loro maestri, zi (), come le altre scuole hanno dei Maestri nell’arte del vivere. In un modo o nell’altro è l’esistenza stessa che è l’oggetto del sapere. Tramite l’iniziazione al suo essere proprio, si ottiene il “saper vivere” servendo un altro uomo che è già pervenuto al controllo di se stesso. Il taoismo, apertamente o segretamente, se la prende sempre con i confuciani e fa a botte con i sofisti; sostituisce l’iniziazione graduale al sapere rituale ed alla acrobazia logomacica degli uomini come il dialettico Huizi.

Non è sempre facile, in questo mucchio di testi più o meno ben distribuiti in capitoli distinti, conoscere chi è il Maestro e chi è il discepolo ed il suo grado di avanzamento nella Via. Qui, all’inizio del capitolo 2, Nanguo Zi Qi è un grandissimo maestro e Yan Cheng Zi You, un principiante[1].

Come i ragazzi che vediamo attorno ai profeti, in alcuni libri dell’Antico Testamento, i discepoli dividono la via del Maestro e lo servono. Così possono beneficiare dell’insegnamento fortuito, delle parole memorabili dette in occasione di una situazione imprevista. Così assisteranno attenti agli intrattenimenti che il loro Maestro avrà con altri Maestri. Così, sorprenderanno le reazioni del loro Maestro che incontra all’improvviso dei viandanti, esseri frequentemente difformi o bizzarri, che forse sono degli immortali. Così, essi saranno mandati in missione o solleciteranno un congedo per una missione. Così, renderanno conto delle loro ambasciate e delle loro avventure. E’ di questo che sono frequentemente fatti i nostri testi.

Oggi il sipario si alza su una scena: Maestro Qi del sobborgo Sud medita, appoggiato al bracciolo ed il discepolo Zi You, in piedi, lo osserva. Presto ritornato dalla sua estatica passeggiata, l’Io, avendo ritrovato il suo Sé, il Maestro insegnerà al discepolo, poi l’insegnamento andrà avanti ed il discepolo sarà come cancellato; è direttamente a noi che Maestro Qi si rivolgerà, a meno che lui non sia sparito e che Zhuangzi (o un altro) non sviluppi egli stesso le ragioni che fanno pensare, credere e affermare che “è uguale” (qi wu lun ).

 

MAESTRO QI DEL SOBBORGO SUD

Maestro Qi del sobborgo Sud (nan guo zi qi   ), un eremita di cui si parlerà ancora nello Zhuangzi [2] è in meditazione. Vicino a lui, in piedi, veglia un discepolo: Yan Cheng Zi You; lo si incontrerà ancora negli altri passaggi dello Zhuangzi [3].

Per cominciare questo studio non si può dispensarsi, di collocare i due protagonisti: Nanguo Zi Qi (o Nanbo Zi Qi) [4] e Yan Cheng Zi You (chiamato anche, semplicemente, Yan Cheng Zi), si tratta probabilmente dello stesso personaggio.

Nanguo Zi Qi è un Maestro dell’Inutile, tema che fece già una discreta apparizione nelle ultime righe del capitolo primo: conversazione di Hui Shi, un sofista che crede all’utilità, con Zhuangzi, che raccomanda l’Inutile.

Ritroviamo Nanguo Zi Qi sotto il nome di Nanbo Zi Qi al capitolo 4, che ispeziona un albero “particolarmente grande”, ma capace soltanto di dare ombra, in quanto il legno di cui è fatto e le foglie che fa crescere così come l’odore che emana, sono o impropri ad alcun uso o addirittura pericolosi per la salute. E’ inutile come un signore, perché non serve a niente, ciò è tanto anzi tutto per un taoista. Lo stesso capitolo 4 presenta delle considerazioni interessanti sull’utilità o inutilità degli alberi impropri o troppo propri a diverse utilizzazioni. E’ il tema del capitolo stesso!

Il capitolo 24 riprende la descrizione dello stato estatico che troviamo all’inizio del capitolo 2:

“Maestro Qi appoggiato al bracciolo, stando là a meditare, la faccia rivolta verso il cielo e la respirazione non percettibile. Yan Cheng Zi entra per rendergli visita: il mio Maestro come una cosa ! Il corpo può pervenire a questo stato di legno morto ed il cuore può pervenire a questo stato di cenere spenta ?

(Zi Qi) dice:

Una volta abitavo in una caverna in montagna. E’ allora che Tian He si accorse della mia esistenza e tutta la gente del reame di Qi venne tre volte a congratularsi con me. E così la mia promozione avvenne ... “

Questa versione, probabilmente meno buona, conserva l’essenziale; attira la nostra attenzione su un destino umano comune con gli alberi della montagna o le caverne (xue ). Là, la vita è più ricca, più sana, più abbondante e più reale di quella delle città....e anche dei sobborghi, orientati verso il Sole!

Si ritenne di Zi Qi che sapeva non fare niente, si teneva in contatto con la Terra, il viso rivolto verso il Cielo, posizione nella quale noi lo troviamo all’alzarsi del sipario del capitolo secondo.

 

YAN CHENG ZI YOU

 

Incontriamo ora Yan Cheng Zi You al capitolo 27. Là, si vede quanto il discepolo era attaccato al suo Maestro:

“Yan Cheng Zi You dichiarò a Dongguo Zi Qi: dopo che mi sono sottomesso al vostro insegnamento, ecco:

il primo anno, mi sentii incolto;

il secondo anno, seguii;

il terzo anno, comunicai;

il quarto anno, ero divenuto un essere (tra gli esseri);

il quinto anno, potei accogliere (gli Spiriti);

il sesto anno, potei ritornare (con i gui  );

il settimo anno, fui compiuto e celeste;

l’ottavo anno, ignoravo la morte come ignoravo la vita;

il nono anno, fu la Meraviglia (accompagnamento con il Dao)”.

Testo celebre, tra gli altri, che scagliona le nove stazioni del percorso iniziatico. Un anno per ridivenire il selvaggio che ha disimparato la società confuciana e ritualista; un altro per rispondere all’impulso naturale; un terzo anno, per ricevere, in libera comunicazione i soffi Yang; un anno in più per stabilizzare la relazione naturale con le cose, bestie, genti, per essere un essere tra gli esseri; il quinto anno, per l’inspirazione dagli Spiriti del Cielo e il sesto per l’espirazione con gli spiriti della Terra (gui ), si intende per inspirazione ed espirazione, tutto quello che si aspira di nuovo e si rigetta usato. L’equilibrio raggiunto al settimo anno, permette, all’ottavo di trascendere vita e morte, di passare la barriera nei 2 sensi senza sapere ne perché ne come, in quanto il sapere non è più. La nona annata è quella di un matrimonio mistico; si è superato la Porta delle Meraviglie segrete. Infine il Reale stesso raggiunto e  per sempre.

 

LA MEDITAZIONE ESTATICA

 

Nella presentazione di Nanguo Zi Qi e del discepolo Yan Cheng Zi You, si osserverà il contrasto della posizione dei 2 interlocutori, prima che il dialogo inizi.

Maestro Qi medita. La meditazione suppone una postura appropriata. Il luogo è favorevole: il raccoglimento del sobborgo (guo) piuttosto che la città stessa; di preferenza il sobborgo Sud (nan ) o Est (dong ). Ci si pone in faccia al sole di mezzogiorno o del mattino. Si entra in meditazione, il viso rivolto verso il Cielo ed il dorso verso la Terra, in una posizione semiflessa che l’appoggio al bracciolo favorisce... questo dice il nostro testo. Shennong, il Divino Aratore, teneva anch’esso per la meditazione, la posizione tra Cielo e Terra che conviene all’Imperatore (cf. Zhuangzi, cap.22).

La posizione materialmente descritta, bisogna adottarla spiritualmente. Il Lao Zi, cap.42, dichiarava solennemente:

“Appoggiando il dorso allo Yin, stringendo sul petto lo Yang,

l’Armonia nasce nel vuoto dei soffi mediani”

Più radicalmente ancora, Zhuangzi, precisa: senza respirazione percettibile. Il carattere xu () indica la respirazione cosmica, quella del Vuoto (xu ). Il carattere che indica questa respirazione impercettibile, xu (), è il carattere del Vuoto (xu ), al quale si aggiunge, a sinistra, la bocca.

L’estasi del Maestro è impressionante: come se egli avesse perso il suo doppio, l’altra faccia del suo essere. Il suo doppio (ou ) è un modo di dire che bisogna spiegare.

Costituzionalmente l’uomo è doppio. E’ un’evidenza per il mondo cinese. Quello non autorizza a parlare di un’anima e di un corpo, ma piuttosto di un corpo e delle sue anime. La morte, ma anche gli altri stati straordinari, permettono la separazione (momentanea) del corpo e delle sue anime. Al capitolo 22 del Zhuangzi, si trova:

Vostro corpo, Di Cheng, è una forma che il Cielo e la Terra vi prestano; non siete proprietari della vostra vita, è un soffio armonioso che il Cielo e la Terra vi prestano; non siete proprietari della natura propria e del destino particolare, il Cielo e la Terra ve li prestano”.

Si vede, e questo sarà molto chiaro quando arriveremo alle ultime asserzioni del nostro studio, che i Maestri, alla stupefazione dei loro discepoli imperfetti, attenuando il soffio, arrivano ad escursionare nel Vuoto, essi lasciano il loro corpo senza risiedervi. Questo vi si conserva, immobile e inespressivo, sino al ritorno del Maestro. La dottrina non è propria al Taoismo; tutte le religioni che conoscono l’estasi, la dormizione e le promesse di resurrezione, ammettono la separazione dell’anima (delle anime) e del corpo, in vista della riunione prossima o rimandata e di una trasformazione.

Il discepolo Zi You “è incredulo”. Egli non è sdraiato, appoggiato, ma è in piedi (li ) sul davanti della scena. Non dorme, veglia, come conviene ad un servitore e quello che lui contempla, lo spaventa:

Il Maestro, ridotto a questa branca morta giacente, appoggiata al bracciolo come un bastone abbandonato, là, con il viso animato quanto lo può essere una cenere perfettamente spenta. Corpo e cuore, legno morto e cenere spenta, cosa capire? Quale trasformazione potrà arrivare fino ad un tale raffinamento d’assenza? Oppure non è più il mio Maestro, è qualche cosa (wu ), ma cosa ?

Le espressioni “legno morto e cenere spenta” richiamano in noi pensieri funebri. Non è taoista. Ci si rapporta, per esempio al Zhuangzi, cap.23:

“Il piccolo bambino agisce senza sapere quello che fa e si sposta senza sapere dove va. Il suo corpo è come i rami di un albero morto ed il suo cuore come cenere spenta”.

Si tratta solo di un ritiro in se stesso della vitalità, di un vuoto cresciuto nel cuore, non di morte, ma di uno stato al di là della vita e della morte.

Che l’uomo perfetto possa, a volontà, prendere tutti gli aspetti delle Quattro Stagioni e, anche di un albero morto, è una dottrina universalmente accettata, nel mondo taoista propriamente detto e, senza dubbio, più largamente.

 

 

 


 

[1] Tuttavia la presenza nel suo nome del carattere Cheng () lo designa come un iniziato o un futuro iniziato. Cheng  significa perfetto, iniziato, compiuto. Nei monasteri questo carattere qualifica il nome di coloro il cui sforzo per il ritorno al naturale è compiuto. Magnifico ideogramma che si ritrova nel Laozi, per i suoi usi ascetici, realizzazione dell’essere autentico, ritorno all’origine sempre attiva in noi. Entra nei nomi pubblici di importanti personaggi del Taoismo: nove entità celesti: Tianzi Cheng, Rong Chengzi, Yan Chengzi o Yan Cheng Zi You e Beimen Cheng (cf. Sinfonia dell’Imperatore Giallo) per citarne alcuni dei più importanti menzionati nel Zhuangzi.

[2] Capitolo 4 e 24, probabilmente anche capitolo 6.

[3] Capitolo 27 e forse 24

[4] Sarebbe stato fatto conte (bo ) dal suo principe e lo si chiamerebbe, per questa ragione, Conte del sud (Nan bo )