FLAUTI E FUNGHI

 

 

Testo, presentazione, traduzione e commentario

dell’inizio del capitolo 2 del Zhuangzi

2a parte

 

di Claude Larre s.j.                                                               Traduzione di: Yvonne Mollard

E.Rochat de la Vallée                                                                                    Gabriella Favale

Istitut Ricci

 

MAESTRO QI INTERVIENE:

YAN! E’ PERTINENTE LA TUA DOMANDA!

CHE UNO IO PERDA SE STESSO

E’ COSA CHE PUOI COMPRENDERE?

TU CONOSCI  IL FLAUTO DEGLI UOMINI

MA NON CONOSCI IL FLAUTO DELLA TERRA;

E SE TU CONOSCI IL FLAUTO DELLA TERRA,

E’ IL FLAUTO DEL CIELO CHE TU NON CONOSCI!

EBBENE, DICE ZI YOU,

MI PERMETTERA’ DI DOMANDARVI IN COSA ESSE CONSISTANO.

 

IO CHE HO PERDUTO ME STESSO (WU SANG WO    )

Sono tre i caratteri che conviene analizzare.

Sang , etimologicamente significa piangere. Vi sono due bocche , segni della presenza di donne e uomini piangenti, urlanti alla morte. La morte é indicata in posizione inferiore . Sang (  ) è più concreto che Wang (  ), carattere utilizzato per scopi simili. L’idea della scomparsa, equivalente alla morte, è adatta in questo caso.

Wo  : due alabarde   in conflitto, due diritti che si urtano, il mio diritto e per esteso il mio me stesso, la mia persona; i pronomi personali “io” e “me”.

Wu  : una bocca   sotto il numero cinque  , anch’esso immagine di un incrocio  . La parte superiore del carattere, che rappresenta il numero cinque  , evoca lo Yin/Yang, producendo i Cinque elementi (wu xing  i Cinque agenti) tra il Cielo e la Terra. La parte inferiore è una bocca  che soffia. Il carattere così formato, wu  , evoca la bocca che emette un soffio ben temperato nelle Cinque direzioni. L”io” ha una vocazione universale. Questa universalità di wu (  ), “io”, contrasta con wo (  ): il mio diritto particolare, il mio “me” in opposizione con gli altri.

Il discepolo rimane colpito dall’immobilità corporea del Maestro, dalla sua assenza psichica. Egli si fissa dunque su quel soffio impercettibile (xu ) che smentisce, al limite del credibile, che il maestro sia morto. Come credere che quello che al presente è appoggiato al bracciolo sia colui che testè vi era appoggiato! Tuttavia questo soffio (xu  ) così leggero, che esce dal vuoto (xu ), é la “musica” del Maestro Qi. Ed è anche la sua immobilità fragile e frigida che annuncia i funghi, senza radici, senza linfa, senza forza e senza durata, in contrasto perfetto con gli alberi famosi più volte centenari (cf.Zhuangzi ch.1, Volo dell’Uccello Peng).

 

MUSICA E FLAUTI

Il carattere usuale per esprimere la musica è yue (  ). E’ lo stesso carattere “yue” che con la pronuncia “le” significa Gioia. Questa gioia è un effetto in noi del passaggio della vita, come il canto del fiume che scorre. Noi ritroveremo questo ideogramma yue o le (  ), più avanti nel testo.

Ma l’ideogramma che è stato scelto dal Zhuangzi è lai (  ) : si tratta di tubi o di fischi.

La parte inferiore  si compone a sinistra di un albero, o più semplicemente di un fusto che si serra o che si associa probabilmente con altri  , e, a destra, qualche cosa  che orna e complica il carattere, senza il quale non si potrà vedere bene come lui precisi il senso.

Anche se la maggior parte dei traduttori del Zhuangzi traducono lai (  ) come “musica”, bisogna lasciare a lai (  ) il suo senso di “flauto” dell’aria che ne nasce dai tre fori. Attraverso i loro orifizi, la Terra e l’Uomo fanno la loro musica. Nel Cielo puro ed invisibile non ci sono più orifizi che nel Caos. Questo non impedisce di concepire il movimento naturale del passaggio multiforme dei soffi attraverso la Grande Massa d’argilla (la Terra) e la Struttura corporea (l’Uomo), come l’aria del flauto del Cielo.

L’apertura modulata dei tre fori, a seconda del dito che li ottura o li lascia liberi, produrrà note differenti. Il carattere lai   va bene per indicare le musiche strumentali della Terra, del Cielo, dell’Uomo.

Il carattere yue (  ), Musica, si comporta in modo differente. La sua etimologia associa il tamburo con delle batterie sospese delle campanelle e dei litofoni , montate su un piede di legno . Gli scavi archeologici recenti hanno confermato l’esistenza antica di strumenti di questo genere. Si tratta dell’accompagnamento solenne, orchestrale, delle riunioni regolari dei principi, dei loro differenti “incontri”, delle cerimonie e dei riti. La musica (yue  ) vicina al concerto della vita, si oppone al flauto (lai  ), vibrazione dei tubi più o meno associata ad una musica strumentale. L’universalità di yue (  ) supera in tutte le direzioni la semplice risonanza dei tubi musicali (lai  ).

 

TRE FLAUTI

Noi sappiamo che “io”, intimo, invisibile (wu ), emette il soffio dalla sua bocca nelle Cinque direzioni (4 orienti ed il centro), proiettando così le manifestazioni esteriori che sono il “me”, i miei (wo ). Questa proiezione è una vibrazione del soffio. Ora la musica strumentale, quella che si suona sui flauti, è il risultato di una proiezione dell’armonia celeste nei ricettacoli terrestri, negli orifizi e nelle caverne che determina la morfologia della Terra. Dunque esiste, nel Cielo/Terra, una musica terrestre mal conosciuta dagli uomini, che governa una musica celeste ancora più malconosciuta. Quanto alla musica degli uomini, la si deve intendere in due sensi: nel senso volgare è il concerto strumentale; ma in quello esoterico è il canto che sale in noi, appena ciò che è Terra in noi - il corpo e le sue strutture diverse - è mosso dagli accenti misteriosi, imprevisti, perfettamente liberi del Cielo.

Vi è in noi quello che è prossimo al Cielo, i suoi spiriti che ci invia, e le nostre anime Hun che ci sono proprie e formano l’essenziale delle nostre anime spirituali. Un uomo iniziato alla Vita, sarà attento a posizionarsi, in tutte le circostanze, in modo da permettere alle anime spirituali, guidate dagli Spiriti, di tenersi negli incavi del nostro organismo, al fine di farci regnare l’armonia celeste, nel rispetto della nostra morfologia terrestre.

Siccome questa dottrina molto semplice non è familiare ai non iniziati, Maestro Qi, alla domanda di Zi You, comincia a spiegare quello che di misterioso ha la Musica terrestre, il Flauto della Terra. Quindi, lasciando Zi You menzionare l’opinione generale volgare su quello che è la Musica, il Flauto degli uomini, passerà direttamente alla presentazione della Musica, del Flauto celeste.

Per l’effetto prestigioso della logica Taoista, ci si accorgerà presto che il Flauto degli uomini, da un punto di vista strettamente dottrinale, esiste come l’effetto di incrocio: non è che il risultato dell’azione del Cielo su quello che in noi è terrestre. Bisogna dunque dapprima conoscere il Flauto, Musica della Terra; quindi, comprendere il Flauto, Musica del Cielo. E’ dunque dapprima il Flauto della Terra che bisogna tentare di afferrare: è fatto di risonanze; è ad un livello volgare; lo si intende bene nei giorni di temporale e di burrasca. Quella del Cielo è silenziosa, ispirazione dei Numeri (Pitagorismo cinese); è riservata agli iniziati; Musica delle sfere. Il Flauto degli Uomini, incrocio Musicale Cielo/Terra, partecipa in entrambi; l’umano non è che l’animazione di Cielo/Terra. Esso pare facile come una risonanza, ma è inaccessibile, salvo ai soli iniziati, come ispirazione celeste. Chi conosce la Musica della Terra e la Musica del Cielo, conosce sperimentalmente la Musica degli uomini, nel senso esoterico dell’espressione. Nel frattempo, sarà sempre possibile descrivere l’effetto del Cielo su ognuno di noi; in questo senso esiste una Musica degli uomini, rivelata gradualmente dall’iniziazione.

La finezza e l’interesse di questa prima parte sono estremi. L’attitudine del Maestro Qi deve essere accuratamente osservata: la sua respirazione, che si fa fatica a percepire, è la Musica del Cielo, presenza in quest’uomo di un “io”; la Musica della Terra è rappresentata attraverso questo corpo; la sua espressione cosmica, è l’albero ritornato alla calma dopo l’arresto del vento.