Perché un medico di medicina ufficiale si rivolge alla medicina non tradizionale

 

 

Gabriella Favale

Medico Chirurgo - Agopuntore - Diplomata Scuola di Medicina Tradizionale Cinese So-Wen, Milano

 

 

Recentemente il professor Rumsay (2) ha scritto: “La sfida per l’agopuntura non è solo quella di inserirsi nel corpus della scienza biomedica, ma di fornire i motivi di ripensamento per la medicina, ricomponendo quella visione unitaria dell’uomo che fu propria degli antichi cultori”.

Pochi mesi fa Luigi Allegra (3) notava che il geometrico crescere del sapere scientifico rende necessario lo sviluppo specialistico che, in ogni modo, rischia di far perdere quella visione di insieme necessaria nelle sempre più frequenti patologie multiple.

La caratteristica più importante dell’agopuntura è il recupero della visione olistica dell’uomo e la maggior umanità nel rapporto medico-paziente, mentre la medicina accademica identifica con precisione sede ed evoluzione della malattia, allontanandosi spesso dalle esigenze globali dell’uomo.

Più del 40% dei cittadini si rivolge all’agopuntura per sfiducia nella medicina accademica, per un maggior contatto umano con il terapeuta, per la partecipazione attiva alla cura, per un minor numero di effetti collaterali, avendo una efficacia globale per più del 50 % delle patologie.

La biomedicina cura i corpi e non le persone, mentre nella visione cinese l’uomo è il centro e non la periferia della ricerca.

C’è chi sostiene che l’agopuntura essendo ascientifica non potrà mai collaborare con la biomedicina. Ma è davvero così ?

Capra nel 1988 e Zukav (4) nel 1994 hanno dimostrato che l’energetica orientale applica le stesse regole dell’elettricità, del magnetismo e del modello atomico del sapere moderno.

Dal Consensus Development Conference on Acupuncture (Novembre 1997 a Bethesda Maryland) sono emerse differenze radicali fra la biomedicina e la medicina cinese: la prima è riduzionista, meccanicistica, interventista, quantitativa, orientata alle malattie, digitale. La seconda è olistica, empirica/pratica, ristorativa, qualitativa, orientata alla prevenzione, analogica. Tuttavia si è compreso che non esistono tante medicine, ma una con molte facce e diverse modalità operative, spetta al medico unirle e confrontarle.

Dalla medicina occidentale, quella cinese può apprendere il rigore e la ripetitività della ricerca e la biomedicina da quella cinese di aderire maggiormente alle reali aspettative del paziente. Dai risultati di due inchieste su medici operanti nella terapia non convenzionale, una a Milano (condotto dal Centro di Medicine Naturali dell’Università), l’altra a Brescia (dall’Ordine dei Medici), emerge che la maggior parte degli operatori sono medici, ha una o più specialità, ha più di 40 anni e risiede al nord, diplomato in questa disciplina dopo la laurea, frequenta congressi ed ha un pessimo rapporto con il proprio Ordine dei Medici.

Quindi sono medici di una certa esperienza, età e professionalità, che si aggiornano periodicamente e che lamentano mancanza di tutele e di regole.

E’ ora che noi stessi richiediamo una normativa che ci tuteli e ci identifichi. Proprio per questo sono entrata in collaborazione con un medico di medicina legale in quanto ogni medico per sua definizione ha bisogno di norme.

 

Referenze

 

1.    Di Stanislao C.: Può la medicina cinese migliorare quella occidentale, Rivista Italiana di Agopuntura n.94

2.    Rumsay A.: Acupuncture, Editorial, JAMA, 1998, 260 (27): 1189-1991.

3.    Allegra L.: Scopi della ricerca attuale, Aria, Ambiente & Salute, 1998 Settembre, 1-4

4.    Zukav G.: La danza dei maestri Wu, ed. Corbaccio, Milano, 1994

5.    AA.VV.: Questionario sulla medicina non convenzionale, Rivista Italiana di Agopuntura n.95

6.    Vitale V.B.: Un’inchiesta su medici operanti nella terapia non convenzionale, Omeopatia oggi n.20, CSOA